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“Una grande lezione di musica per film” – Parte Prima

Ringrazio la redazione di Colonne Sonore, che ancora una volta ha voluto rendere omaggio al mio lavoro con questa intervista.

Per leggere la versione completa delle risposte di tanti miei prestigiosi colleghi andate al seguente link

http://www.colonnesonore.net/contenuti-speciali/interviste/http:/www.colonnesonore.net/contenuti-speciali/reportage/3806-una-grande-lezione-di-musica-per-film-parte-prima.html

“Una grande lezione di musica per film” – Parte Prima

Scritto da Massimo Privitera

Martedì 23 Giugno 2015

Colonne Sonore, per dare risposta alle molteplici richieste di giovani lettori che stanno studiando composizione e che vorrebbero in futuro intraprendere la carriera di compositori di musica applicata, ha deciso di farsi aiutare da coloro i quali vivono in prima persona l’Ottava Arte e la creazione di musica per immagini, chiedendo ai compositori stessi di rispondere a sei domande che la nostra redazione ha ritenuto interessanti ed esaurienti sul come divenire autori di musica per film.

Di seguito, quindi, le sei identiche domande a cui molti compositori italiani e stranieri hanno risposto per aiutare i futuri giovani colleghi che si confronteranno con la Settima Arte e la sua musica:

Domande:
1) Che metodologia usate nell’approcciarvi alla creazione di una colonna sonora?

1) Ancora prima di iniziare a scrivere una nota cerco di immaginare la “tavolozza sonora”, cerco l’idea che possa essere alla base della colonna sonora.
Penso a quale potrebbe essere il colore, l’impasto sonoro che renda speciale quel particolare progetto. Potrebbe essere uno score solo esclusivamente elettronico, o suonato da un quartetto d’archi, o solo da strumenti a fiato. Avere in mente un suono mi consente poi di sperimentare, è importante imporsi delle limitazioni per stimolare la creatività.
Una volta scelto il tipo di suono che voglio ottenere mi immergo nella storia e nei personaggi, inizio a scrivere i temi che li caratterizzeranno e che li faranno interagire da un punto di vista musicale.
Per la parte compositiva vera e propria, su scena, cerco di vedere il cue da musicare una sola volta e cerco inizialmente di reagire musicalmente a quanto vedo, anche iniziando ad improvvisare sulla scena. Di solito la prima impressione è quella vincente, reagisco mettendomi nei panni dello spettatore. In una seconda fase approfondisco con il regista le varie possibilità delle singole scene e mi concentro sui sync.

2) Qualora non abbiate la possibilità, per motivi di budget o semplicemente vostri creativi, di usare un organico orchestrale, come vi ponete e quali sono le tecnologie che vi vengono maggiormente in aiuto per portare a compimento un’intera colonna sonora?

2) Uso da sempre Cubase, i virtual instruments e tutte le tecnologie che ci vengono offerte. Vorrei sinceramente scrivere sempre con matita e carta, ma ci riesco di rado, per ragioni di tempo. Al giorno d’oggi i registi (e soprattutto i produttori…) ancor prima di approvare qualsiasi scelta artistica, vogliono sentire provini pressochè perfetti già suonati e realistici. Manca una componente fondamentale che è la fiducia nella competenza e nel gusto del singolo compositore, quando è presente nascono dei capolavori. Le tecnologie aiutano a “percepire” quello che la colonna sonora può essere potenzialmente. Il problema è che spesso, per ragioni di budget o di fretta (ma soprattutto di ignoranza e cattivo gusto) ci si ferma ai suoni campionati e non si arriva mai ad avere musicisti veri che suonano strumenti veri. Preferisco parlare chiaro con i registi e dire: “Il budget è minimo? Usiamo pochissimi strumenti, anche uno solo o due, ma registriamoli veri. L’alternativa è utilizzare suoni totalmente sintetici, che hanno un loro carattere in quanto tali, ma che non vadano a scimmiottare quelli acustici”.

3) Descriveteci l’iter che vi porta dalla sceneggiatura alla partitura finale, soprattutto passando per il rapporto diretto con il regista e il montatore che talvolta usano la famigerata temp track sul premontato del loro film, prima di ascoltare la vostra musica originale?

3) Se ho la fortuna di essere coinvolto nel progetto con largo anticipo mi piace molto leggere la sceneggiatura, per farmi appunto un’idea dei temi e del colore che voglio dare all’orchestrazione, anche se spesso quello che scrivo in questa fase iniziale è molto lontano da quello che propongo al regista dopo la visione del montato.
Per quanto concerne le indicazioni preferisco quelle che riguardano il significato (esplicito o nascosto) della scena o dei rapporti tra i personaggi, quando si parla invece di sentimenti, o di concetti musicali c’è sempre il rischio di non capirsi fino in fondo e di perdere giorni a scrivere e riscrivere la stessa scena senza che nè io nè il regista siamo alla fine soddisfatti. A detta delle persone con le quali ho lavorato (e anche di buona parte della critica…) i miei lavori migliori sono quelli nei quali il regista mi ha concesso il lusso (rarissimo…) di avere totale carta bianca. Questo non perchè sia particolarmente bravo, ma perchè se si ha la fiducia incondizionata nel compositore (uno dei motivi fondamentali per sceglierlo come collaboratore), ci si sente molto più responsabili e creativi nei confronti del progetto.
La temp track è un male necessario, laddove (per ragioni di tempo e di rapida comunicazione) ci da l’idea del ritmo della scena e del mood generale. Spesso però i registi meno creativi (e più banali) chiedono una “copia carbone” di quella musica, è drammatico dover “ricalcare” musiche di altri colleghi, soprattutto se hanno uno stile molto lontano dal proprio o se (peggio ancora) sono molto riconoscibili.

4) Avete una vostra score che vi ha creato particolari difficoltà compositive? Se sì, qual è e come avete risolto l’inghippo?

4) Ogni score ha le sue difficoltà, esplicite o implicite che siano. Non mi sono trovato mai in “guai seri”, a volte, come tutti, ho dovuto magari affrontare il terrore della pagina bianca, che tutti i creativi sperimentano prima o poi. Ho risolto di solito non scoraggiandomi e lasciandomi trasportare dalle immagini, magari improvvisando al pianoforte per cercare di entrare meglio nel mood del film. In casi estremi schiarirsi la mente con una bella passeggiata è un’ottima soluzione…

5) Come siete diventati compositori di musica per film e perchè?

5)  Ho iniziato come tanti suonando il pianoforte, ho una formazione sostanzialmente da autodidatta sullo strumento. Dopo aver suonato in tante formazioni rock mi sono dedicato al Jazz e ho iniziato a studiare flauto traverso (mi sono diplomato in Flauto Jazz al Conservatorio Rossini di Pesaro). Ho sempre scritto musica, è per me un modo di andare oltre la partitura scritta da altri musicisti, ho sempre trovato intellettualmente noioso fermarsi a suonare solo musica di altri. Nel mio piccolo è un modo di fermare la musica, lasciando minuscole tracce, ho sempre il timore che la musica sia inafferrabile e trasparente. Scrivere è l’unica maniera che abbiamo per rendere la musica più concreta. Trovo inoltre più semplice esprimermi tramite il suono che con le parole, è un linguaggio molto più ricco e complesso e forse per questo si lascia esplorare meglio.
Prima ancora di iniziare a lavorare per il cinema molte persone mi avevano fatto notare come le mie composizioni avessero una qualità narrativa particolare, evocativa di immagini. Di conseguenza il passaggio alla composizione di Musica per Immagini è stato il passo successivo. Questo è avvenuto oltretutto in un periodo nel quale ho iniziato ad abbandonare l’ambito live come flautista jazz, deluso in parte dal fatto che il pubblico nei locali incominciava ad essere in numero inferiore a quello dei musicisti presenti sul palco e dal fatto che il jazz aveva incominciato ad involversi e ad essere restio alle sperimentazioni ed alle innovazioni. Inaspettatamente ho trovato molta più libertà compositiva nella musica per film.

6) Che importanza ha per voi vedere pubblicata una vostra colonna sonora su CD fisico oggi che sempre di più si pensa direttamente al digital download?

6) Sono un nostalgico…il mio obiettivo al momento è riuscire a pubblicare  una mia soundtrack in vinile (lo dico molto seriamente…).
Vedere pubblicato un proprio CD fisico è fondamentale, il digital download, spotify e youtube magari possono rendere lo score visibile e fruibile ad un’audience illimitata, ma sono troppo volatili per “rimanere”. Il supporto fisico credo possa dare maggiormente il senso di quanto un particolare score sia apprezzato o no dagli appassionati.

 

Lezione Musica da Film Colonne Sonore

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