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Intervista su Colonnesonore.net

Ecco la trascrizione dell’intervista recentemente fatta per www.colonnesonore.net

La Musica da Film: un bel gioco di “libertà controllata” – Intervista esclusiva a Kristian Sensini

Scritto da Massimo Privitera

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La Musica da Film: un bel gioco di “libertà controllata” – Intervista esclusiva a Kristian Sensini

Il viaggio con le interviste sui generis ai compositori italiani di oggi e di ieri non si ferma!
Come domande, i titoli migliori della filmografia del compositore in oggetto e risposte in piena libertà creativa e di scrittura dell’autore stesso scelto di volta in volta.
E’ il turno del giovanissimo Kristian Sensini, compositore che si divide tra il nostro paese e l’America, più volte candidato come miglior autore di colonne sonore nei festival di musica per film, creatore di suoni sintetici e orchestrali di ottima fattura, con un stile che abbraccia la moderna musica per immagini (minimale, intimista e sentita) con un occhio attento al passato (sinfonismo aperto e grandi atmosfere melodiche), sia dei grandi autori nostrani che di quelli stranieri. Suona il piano e il flauto traverso, soprattutto in performance live, e ha alla spalle studi classici e jazzistici con diversi maestri. Frequenta il DAMS di Bologna seguendo i corsi di musicologia, si diploma in Jazz al Conservatorio di Pesaro studiando con uno dei più importanti arrangiatori jazz italiani, il Maestro Bruno Tommaso, e inizia la sua carriera componendo per le music libraries di Mediaset e Rai, il Teatro, come consulente musicale, vocal coach ed arrangiatore per vari Musical, poi si avvicina al Cinema e non lo abbandona più. Un compositore da tenere particolarmente d’occhio!

Colonne Sonore: Apette (Andrea Baldassarri, ITA – 2008)
Kristian Sensini:
Si tratta del primo lavoro “completo” che ho realizzato; le precedenti esperienze erano relative a brevi cortometraggi, musiche per pubblicità, sigle televisive e sottofondi musicali per varie “music libraries”. Sono lavori che continuo a fare tuttora perché mi consentono una certa libertà espressiva, ma il processo creativo è ben diverso da quello che richiede la sincronia con le immagini. Apette è un progetto molto particolare, che coinvolge vari linguaggi cinematografici, il documentario, il cinema per ragazzi, la sperimentazione audiovisiva. Ho avuto modo di lavorare ad Apette ancor prima che il film venisse girato. Alcune scene erano quelle classiche da Documentario, con le “classiche” musiche da atmosfera. Si tratta più che altro di una parodia del genere; nel film c’è, tra le “protagoniste”, un’Ape (Piaggio) (in parte animata in Cgi, un lavoro bellissimo), e in diverse scene viene raccontata la sua storia come se si trattasse di un documentario naturalistico. Per queste scene il regista si è avvalso della stupenda voce del grandissimo doppiatore Claudio Capone. Altre musiche realizzate ancor prima di girare riguardavano i numeri musicali cantati… sì c’è anche un po’ di Musical. Abbiamo inserito un paio di canzoni a questo scopo, cantate – su mia precisa richiesta – in finto inglese. Troppo spesso nei film, anche italiani, si inseriscono canzoni inglesi “perché piacciono” senza un vero riferimento al contesto del film e senza che gli spettatori colgano il testo (ed il con-testo) della canzone: ho così voluto parodiare questa pratica inserendo testi con un sound inglese ma con parole inventate di sana pianta e, ovviamente, senza alcun senso.
Il resto del film, come detto, coinvolge diversi generi con riferimenti precisi all’immaginario cinematografico: il dramma, la commedia ed anche l’animazione. Si è trattato di un work in progress faticoso da realizzare, visti i continui cambi di registro, ma molto soddisfacente dal punto di vista del risultato e dell’esperienza che ho potuto maturare giocando con i cliché tipici della musica da film.

CS: Dead Enders (Paul Hemmes, USA -2010)
KS:
E’ il progetto che ha “segnato” il mio debutto internazionale! Detto così fa un grande effetto, ma ridimensioniamo il quadro. Ho collaborato al film con alcune musiche addizionali, per delle scene chiave della storia. La particolarità di questa colonna sonora è che è stata scritta dal “Composer Collective” diretto da Evan Evans (compositore e figlio del compianto Bill Evans, uno dei più importanti pianisti Jazz della storia). Evan ha avuto l’intuizione di radunare un gruppo di diversi compositori per realizzare un’unica colonna sonora, lasciando libertà creativa ad ognuno di essi, gestendo allo stesso tempo la coerenza interna del progetto musicale e soprattutto l’omogeneità in termini di suono e di registrazione degli strumenti. E’ una prassi che negli USA si sta consolidando (Hans Zimmer docet) ed è molto utile quando si deve consegnare molto materiale sonoro in tempi limitati. Il film è stato un grande momento di crescita professionale, in quanto ho avuto modo di confrontarmi con grandi professionisti oltreoceano e di imparare diversi “trucchi” del mestiere, che si sono rivelati fondamentali per i miei successivi lavori.

CS: The Museum of Wonders (2010) e House of Flesh Mannequins (2009) (Domiziano Cristopharo, ITA)
KS:
Unisco in una risposta questi due film perché in realtà la musica realizzata per entrambi… è la medesima. The Museum of Wonders è il primo lavoro che ho fatto insieme a Cristopharo, sono entrato nel team in una fase “avanzata” del progetto, e mi è stato chiesto di realizzare un brano per una particolare scena, che rispettasse le atmosfere della musica già inserita nel film. Trattandosi di brani di musica classica, la difficoltà è stata quella di scrivere qualcosa di originale per orchestra, con dei riferimenti sonori ben precisi alla musica del settecento Europeo. Ho così creato una composizione stilisticamente aderente al periodo, che si distaccasse progressivamente per diventare qualcosa di nuovo ed inedito nel suono e nell’atmosfera, fino a diventare estraniante. Domiziano è un regista visionario e molto visuale, e avere la possibilità di scrivere musica per una scena senza dialoghi con degli elementi fotografici così forti è stato un vero privilegio. House of Flash Mannequins è un film precedente di Cristopharo; a posteriori il medesimo brano scritto per The Museum of Wonders è stato inserito nella colonna sonora, come leit motif tra i due progetti che condividono uno stesso piano estetico e narrativo. Entrambi i film sono usciti di recente negli USA distribuiti dalla Elite International

http://www.youtube.com/watch?v=vzIrwUz88w4&feature=related
http://themuseumofwonders.blogspot.it/

CS: Fano dei Cesari (Henry Secchiaroli e Andrea Giomaro, ITA – 2010)
KS:
Si tratta di un documentario, o meglio, di una Docufiction sulle origini romane della città di Fano.
Il termine Docufiction al giorno d’oggi è u po’ abusato da registi e produttori, in questo caso è invece il termine migliore: è una produzione documentaristica girata come fosse un film storico. La HeGofilm, la casa di produzione dei due registi, ha dunque voluto che anche le musiche fossero all’altezza delle immagini, e che fossero diverse dal solito stereotipo dei “Sottofondi da Documentario”. L’approccio alla composizione è stato dunque quello tipico del film più che del documentario, ci sono molte scene senza dialoghi, belle scene epiche e sincroni precisi da inserire.
Henry Secchiaroli, il regista con il quale ho “progettato” il suono del film, pur lasciandomi grande libertà di espressione, ha chiesto esplicitamente delle sonorità che si ispirassero alle colonne sonore di Hans Zimmer. Alcuni compositori ritengono mortificante, dal punto di vista artistico, che si venga chiesto loro di scrivere una musica “nello stile di…”, tuttavia io trovo che sia una bella sfida, un ottimo esercizio di stile, ed oltretutto è interessante riuscire ad essere creativi pur seguendo una direzione stilistica ben precisa (senza considerare il fatto che quando si lavora con tempi molto stretti avere dei binari precisi sui quali “correre” è un buon aiuto). Questo lavoro mi ha dato molte soddisfazioni e molta visibilità internazionale visto che è stato nominato nella categoria documentari per il premio “Jerry Goldsmith” all’interno del Festival di musica da film di Úbeda in Spagna. Ho avuto modo di essere presente a tale festival nel 2010 e di conoscere in quella occasione dei grandi maestri della musica da Film e di frequentare i loro workshop. Solo per citarne alcuni: Michael Giacchino (Up, Lost), Dave Grusin (Goonies), Randy Edelman (Dragonheart) e Nathan Barr (Hostel, True Blood).
Il cd che contiene le musiche di Fano dei Cesari è in vendita su Itunes (http://itunes.apple.com/it/album/cinematic-film-music-scores/id357616987), e al seguente indirizzo potete ascoltare dei samples
http://www.youtube.com/watch?v=ugPVAttbpIo

CS: Butterfly Rising (Tanya Wright, USA – 2010) http://www.butterflyrisingthemovie.com/
KS: Butterfly Rising è un meraviglioso film indipendente girato in USA dall’attrice e regista Tanya Wright (molto conosciuta per diversi serial tra i quali True Blood, 24 e ER). Amo molto lavorare con delle registe, senza nulla togliere ai colleghi di sesso maschile, credo solo che abbiano una sensibilità differente nei confronti dell’immagine ed un modo diverso di percepire l’importanza della musica quando si mette al suo servizio. Il film è un viaggio on the road di due giovani donne nel sud degli Stati Uniti, la fotografia è stupenda ed è stata una fonte preziosa di ispirazione. E’ stato un lavoro duro e realizzato con una full immersion totale (con i contratti e le scadenze non si scherza). Devo sottolineare che compongo, arrangio e registro da solo tutte le mie colonne sonore, ed è una metodologia che finora ha dato i suoi frutti, anche se è un’operazione molto stressante e usurante. Per questo film la regista mi ha dato indicazioni molto precise sui vari cue, in termini di timing, ma mi ha lasciato totale libertà per quanto riguarda l’aspetto compositivo. L’idea di base è stata quella di non cercare di riprodurre un sound “geografico” utilizzando sonorità tipiche del sud degli Stati Uniti, né di cercare di dare al film un suono volutamente “indie” come succede in molti film indipendenti americani. La colonna sonora è anzi piuttosto classica e varia, pianoforte ed archi sono spesso in primo piano, e ho avuto modo di sperimentare molti stili (dalla commedia al dramma, dalla musica etnica a quella elettronica), così da rendere il lavoro molto eterogeneo e stimolante da realizzare. E’ stata un’esperienza molto gratificante; quando si ha modo di lavorare giorno dopo giorno ad un film, componendo e registrando mentre si segue l’evoluzione della storia sullo schermo, si vive un’esperienza di immersione totale e di “simpatia” (nel senso greco del termine) con i personaggi. E’ come fare un viaggio con quelli che diventeranno poi amici carissimi, lo paragono decisamente alla lettura di un ottimo romanzo, con la differenza che hai modo di esprimere e partecipare alla storia in maniera creativa grazie alla musica. Non posso che approfittare di questo spazio per onorare la fiducia che Tanya mi ha concesso affidandomi questo lavoro. Il film sta attualmente girando nei più importante festival cinematografici degli Stati Uniti.
Trailer del film http://www.youtube.com/watch?v=fPgYSKo6lcs

CS: Bloody Sin – Oltretomba (Domiziano Cristopharo, ITA -2011)
KS:
E’ il secondo film che ho fatto insieme a Domiziano, ho composto le parti più orchestrali della colonna sonora. Anche in questo caso è stato importante creare dei brani originali che mantenessero un suono orchestrale molto realistico, in linea con altri brani di musica classica presenti nel film. Il progetto Bloody Sin nasce dal ritrovamento di alcune tavole, disegnate da Dino Leonetti e mai consegnate all’editore, di un fumetto horror anni ’70 simile allo storico “Oltretomba”, ancora pubblicato in Svezia, Francia e Giappone. Adoro lavorare ai film horror (genere che molti compositori snobbano, ritenendoli musicalmente banali o poco stimolanti), sono un grande fan del genere e penso che dal punto di vista Musicale siano una sfida interessante. Il mio scopo è sempre quello di cercare di aggiungere qualcosa di originale alla narrazione, inserire chiavi di lettura nascoste grazie alla musica, evitare i cliché tipici del genere ed inventare nuove soluzioni lavorando spesso per “contrasto” nei confronti delle immagini.

A questo link potete ascoltare una delle tracce della colonna sonora http://www.youtube.com/watch?v=Nv8GhDazIfs
Il brano è contenuto nella raccolta “Film Music and Soundtracks”, pubblicata da Multimediamusic
http://itunes.apple.com/album/bloody-sin/id411620902?i=411620933&ign-mpt=uo%3D5

CS: Tamburini: La costruzione del potere (Henry Secchiaroli e Andrea Giomaro, ITA – 2011)
KS:
E’ la seconda docufiction realizzata insieme alla He.Go film, e racconta la parabola creativa dell’architetto ascolano Tamburini, chiamato dal governo argentino per realizzare i principali edifici del potere nel periodo tra fine ’800 e inizio ’900. I lavori di Giomaro e Secchiaroli esulano, come per il precedente Fano dei Cesari, dal concetto di documentario classico. Sono a tutti gli effetti dei film a tema storico: la fotografia, la recitazione e la regia stessa vanno in questa direzione, di conseguenza le musiche sono state realizzate tenendo in mente questa vocazione. Non si tratta di musiche di sottofondo ad una voce narrante, come avviene nel documentario classico, sono invece temi molto in evidenza che spesso accompagnano la narrazione visiva dove non ci sono dialoghi. Per questo lavoro ho privilegiato un suono molto “italiano”, con grande attenzione per la melodia ed i timbri, Morricone in tal senso è stata la mia ispirazione principale. Il documentario è ambientato in Italia ed in Argentina, parte ai giorni nostri e parte a fine ‘800; ci sono diverse scene nelle quali ho utilizzato un particolare ritmo o uno specifico timbro che aiutassero lo spettatore ad effettuare la transizione tra i vari periodi e luoghi. Comporre la musica per questo progetto ha comportato una ricerca sulla musica italiana di fine ‘800, ed ovviamente sulle sonorità argentine dell’epoca. Visto il tenore celebrativo del documentario, ho cercato in diversi punti di creare un sound “epico-italiano”, patriottico in un certo senso. Pare che ci sia riuscito alla fine… lo scorso anno questa colonna sonora ha ricevuto una nomination (la seconda per me) al festival di Musica da Film di Úbeda (premio Jerry Goldsmith, presidente di giuria Bruno Coulais).

A questo link potete vedere il TRAILER della Docufiction
http://www.youtube.com/watch?v=Ez6IAJn7y80
La colonna sonora è contenuta nel seguente album
http://itunes.apple.com/us/album/film-music-and-soundtracks/id411620902

CS: P.O.E. Poetry of Eerie (Registi Vari, ITA – 2011)
KS:
E’ un’opera collettiva, la rilettura cinematografica di racconti (e poesie) di Edgar Allan Poe. Trattandosi di un film che ha coinvolto 13 tra i migliori registi italiani del genere, non ho curato direttamente le musiche dei vari episodi (ogni regista ha preferito utilizzare il compositore con il quale collabora regolarmente). Ho scritto le musiche per l’episodio della regista Yumiko Sakura Itou, oltre ai titoli di testa ed ai titoli di coda dell’intero progetto.
Al seguente link potete ascoltare le suddette musiche che sono state utilizzate anche per il trailer del film, http://www.youtube.com/watch?v=m24nrglcm-c . Mi sono ispirato alle musiche di Carpenter e di Morricone (quelle del film La cosa), e mi sono divertito a mescolare suoni sintetici ad orchestrali, bassi elettronici a pianoforti e clavicembali.

CS: Hide’s Secret Nightmare (Domiziano Cristopharo. ITA – 2012)
KS:
E’ il lavoro più recente che ho fatto insieme a Cristopharo. In questo caso tutte le musiche sono mie, tranne un paio di brani di Nino Rota che il regista è riuscito ad ottenere in licenza. Il trailer del film è stato registrato circa un anno fa ed ha ottenuto una nomination (la terza) al premio Jerry Goldsmith. Il film omaggia l’horror italiano come genere specifico e con una sua storia ben precisa; anche le musiche del trailer seguono questo filone stilistico (potete ascoltarle all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=qdqI9VUNL6w ). Il resto della colonna sonora va in parte in questa direzione (con chiari riferimenti al rock Progressive degli anni ’70), prendendo però le più diverse strade, dalla musica da camera a quella sinfonica, con omaggi più o meno dichiarati a Morricone, Alex North e Bernard Herrmann (mi riferisco al tipo di orchestrazione o di arrangiamento, al gusto per la melodia e per il gioco tra le parti orchestrali).
Lavorare con Domiziano è difficilissimo… perché è un regista (uno dei pochi…) con una vera e solida cultura musicale, una grande conoscenza dei meccanismi cinematografici e della storia delle colonne sonore. E’ difficile, e gratificante, lavorare con lui perché non si lascia ingannare o distrarre dagli effetti semplici che si possono ottenere con un paio di dissonanze o di passaggi atonali, sa precisamente cosa vuole e sono fermamente convinto che quando sta girando ha in testa una precisa musica. In quanto artista comprende benissimo le esigenze creative di chi scrive colonne sonore e si fida molto dei gusti di chi collabora con lui, concede quindi massima libertà espressiva ma sempre nel rispetto della sua visione musicale. Il film è una bizzarra rivisitazione in chiave “granguignolesca” ed “erotica” del romanzo di Robert Louis Stevenson “Lo strano caso del dottor Jekyll e Mr Hyde”; Domiziano è un regista visionario, le immagini sono molto forti ed hanno una grande carica narrativa, la maggior parte dei temi sono nati dopo la primissima visione della scena, in maniera spontanea e naturale oserei dire.
Nei prossimi mesi pubblicherò il cd di questa colonna sonora, un lavoro al quale tengo molto, non mancherò di informarvi a riguardo!

CS: Brightside (Clair Haynes, UK – 2012)
KS:
Si tratta di un documentario che dà voce alle donne mussulmane che vivono in Inghilterra. Cinque donne raccontano la loro storia e condividono le proprie esperienze di vita che trascendono la religione: un invito per tutte le comunità etniche a mostrarsi nella ricerca delle reciproche similarità. Come già detto, apprezzo molto l’occhio cinematografico di una regista, e questo documentario ne è la conferma; mi sono ritrovato molto nella visione registica e narrativa di Clair. Al contrario di altri documentari per i quali ho scritto le musiche, in questo caso l’elemento narrativo principale è la voce delle donne. Ho scritto dunque 5 diversi temi che descrivessero le storie delle protagoniste, facendo bene attenzione che la musica non distraesse dal racconto, ma lo integrasse in una sorta di contrappunto sonoro. La strumentazione è molto essenziale, piano, percussioni e flauto; nel comporre i temi ho cercato di creare una musica che avesse dei richiami al medio oriente, ma non necessariamente etnica. Negli ultimi anni preferisco scrivere in maniera più minimalista, concentrandomi, quando il progetto lo consente, su pochi timbri, avendo così la possibilità di esplorare più a fondo le possibilità armoniche e melodiche degli strumenti.
La colonna sonora può essere acquistata a questo indirizzo http://www.indiegogo.com/Brightside – il ricavato contribuirà alla diffusione del documentario e del suo messaggio.

CS: Quali sono i suoi compositori italiani e stranieri preferiti di musica per film?
KS:
Devo sinceramente dire che ogni volta che mi pongono questa domanda do risposte leggermente diverse, dipende di solito da cosa sto ascoltando ultimamente o dai progetti ai quali sto lavorando. Tra gli italiani apprezzo particolarmente i compositori dell’epoca più produttiva del cinema italiano, quella degli anni ’60 e ’70. Era un periodo molto prolifico, molto lavoro, e spesso budget non troppo elevati costringevano i musicisti ad ingegnarsi: la creatività che nasce dalla scarsezza di mezzi e dall’abbondanza di idee mi ha sempre affascinato.
Nomi sparsi che mi vengono in mente sono Piccioni, Trovajoli, Rustichelli e Pino Donaggio. Di Nino Rota adoro il background popolare e l’utilizzo mai scontato dell’orchestrazione, oltre alla malinconica allegria dei suoi temi (sono particolarmente legato alle musiche di Boccaccio ’70). Nei confronti di Ennio Morricone ho sentimenti contrastanti, adoro il suono Morricone, la genialità di alcune sue soluzioni armoniche, ma devo ammettere che ho sempre avuto l’impressione che non si sia mai espresso fino in fondo, diviso per così dire tra musica assoluta e musica da film. Credo anche che tale divisione non sia da imputare a lui ma alla critica ed alla musicologia tradizionale, incapaci di vedere nella musica da film un’arte che sostiene l’arte ma che ha una sua dignità autonoma.
I suoi lavori che amo di più sono quelli meno “scontati”: Il Federale, La Sindrome di Stendhal, Bianco Rosso e Verdone e Il segreto del Sahara (che è stato il primo vinile che ho comprato da piccolo).
Uscendo dai confini italiani non posso che essere banale e nominare i maestri della Golden Age di Hollywood ed i loro eredi, Alex North, Henry Mancini, Bernard Herrmann. Jerry Goldsmith e John Williams. Categoria a parte meritano i grandi compositori dei cartoon classici: Scott Bradley e Carl Stalling. Dei contemporanei apprezzo in particolare Michael Giacchino (soprattutto i suoi lavori per i film d’animazione), Zimmer (che piaccia o no ha creato una vera e propria corrente a parte nella Musica da Film), Elfman (nel quale vedo la giocosità ed il mistero di un Mozart redivivo, con tutte le dovute differenze…) ed il suono delle soundtracks “minimaliste” di Tiersenn, Kaczamarek e Desplat. Non apprezzo granché, per un mio limite si intenda, l’inclinazione elettronica/minimale o chitarristico/elettrica di molte colonne sonore che fanno tanto tendenza al giorno d’oggi. Le trovo falsamente intellettuali e anche un po’ deprimenti (spero di non offendere nessuno, ribadisco è un mio limite…).

CS: Cosa significa per lei “musica per immagini”?
KS:
Innanzitutto un bel gioco di “libertà controllata”. Intendo che nelle colonne sonore possiamo permetterci libertà che nella musica assoluta suonerebbero solo stravaganti, mentre nel contesto della musica al servizio delle immagini acquistano un certo senso. Una libertà che, come nei giochi più divertenti, è sottoposta a regole (relative al rispetto delle immagini); tali regole non sono limitanti ma un’opportunità per essere creativi. Musica per immagini è anche per il sottoscritto una sorta di percorso obbligato. Sono sempre stato un appassionato di cinema, fin da bambino, e comporre per il grande schermo è stata una vocazione molto naturale e spontanea. Anche quando mi occupavo di rock (o negli anni più recenti di jazz), mi hanno sempre fatto notare che le mie composizioni rimandavano ad immagini, a storie, a film non ancora girati: direi che l’incontro con il cinema è stato dunque inevitabile. “Musica per Immagini” è oltre che un’arte un lavoro…è un’osservazione banale? Non del tutto, visto che molti registi (o pseudo tali) emergenti chiedono sempre più spesso di comporre (e registrare!) gratuitamente le colonne sonore per i propri film. Sono in pochi a capire veramente l’importanza di una colonna sonora cucita su misura sulle immagini, con competenza e sensibilità (musicale e cinematografica), molti si accontentano di farsi registrare “due suoni al computer” dal vicino di casa, o di tagliuzzare ed incollare qui e là pezzi di colonne sonore famose (senza degnarsi nemmeno di chiedere i diritti). E’ vero che la sensibilità musicale o la hai o non la hai, ma è anche vero che chi si occupa professionalmente di cinema non può non studiare il rapporto che lega strettamente suoni ed immagini. Per concludere, cosa più importante, la musica per immagini è un metalinguaggio, un codice misterioso ma facilmente comprensibile che grazie ad un particolare timbro, ad un ritmo, ad un intervallo ci offre molteplici chiavi di lettura per una stessa scena, ci porta rapidamente a spasso nel tempo e nello spazio grazie all’illusione che le immagini da sole spesso non riescono a creare.

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